Arancini di riso
Santina è una simpaticissima signora di origini siciliane che abita vicino ai miei suoceri. E' da quando ho conosciuto mia moglie (cioè ben 14 anni) che sento parenti e amici lodare gli arancini che questa signora prepara, ma non mi era mai capitato di assaggiarli di persona. Stanco di attendere un invito all'assaggio che non arrivava mai, ho deciso che se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna e ho colmato questa imperdonabile lacuna culinaria organizzando un pranzo allargato a base appunto di arancini.
Naturalmente ho colto subito al volo l'occasione per candidarmi come aiuto cuoco e carpire i segreti della preparazione di questo splendido piatto siciliano. Solo una nota prima di descrivervi la ricetta, se non avete avuto la fortuna, come me, di assaggiare degli arancini fatti in casa o direttamente in Sicilia, non sapete quale sia il vero sapore degli arancini! Troppo spesso infatti le rosticcerie e affini, almeno nel nord Italia, spacciano per arancini quelle "palle di riso lesso con all'interno un cucchiaino di ragù e formaggio, fritte e lasciate per ore raffreddare sul banco".
Innanzi tutto parliamo della quantità degli ingredienti: noi a tavola eravamo in quattordici, cinque dei quali "buone forchette" (tra cui io... modestamente), questo vuol dire che bisognava preparare almeno 2 arancini a testa e tre per i più golosi, quindi servivano come minimo 33 arancini. Con le dosi che ora vi segnalo abbiamo preparato 43 arancini, una decina in più, quantità che ovviamente non è stata sprecata.
Ancora un'osservazione e poi iniziamo: esistono diverse varianti nella preparazione degli arancini, come spesso capita a quei piatti regionali che diventano patrimonio un po' di tutti. Quella che vi descriverò è la ricetta che da generazioni la famiglia di Santina prepara nelle occasioni speciali (la ricetta "classica" ..... beh per loro certamente sì). Noto soltanto l'assenza dello zafferano per condire il riso che in molti manuali sembra essere fondamentale, a voi decidere se usarlo o no!
Innanzi tutto parliamo della quantità degli ingredienti: noi a tavola eravamo in quattordici, cinque dei quali "buone forchette" (tra cui io... modestamente), questo vuol dire che bisognava preparare almeno 2 arancini a testa e tre per i più golosi, quindi servivano come minimo 33 arancini. Con le dosi che ora vi segnalo abbiamo preparato 43 arancini, una decina in più, quantità che ovviamente non è stata sprecata.
Ancora un'osservazione e poi iniziamo: esistono diverse varianti nella preparazione degli arancini, come spesso capita a quei piatti regionali che diventano patrimonio un po' di tutti. Quella che vi descriverò è la ricetta che da generazioni la famiglia di Santina prepara nelle occasioni speciali (la ricetta "classica" ..... beh per loro certamente sì). Noto soltanto l'assenza dello zafferano per condire il riso che in molti manuali sembra essere fondamentale, a voi decidere se usarlo o no!
Preparazione:
Lessare il chilo di riso in abbondante acqua salata e scolarlo leggermente al dente. Lasciatelo raffreddare su un'ampia superficie in modo che risulti ben asciutto.
Preparare un ragù di carne secondo la ricetta tradizionale e pochi minuti prima del termine della cottura aggiungere dei piselli fini (io ho usato quelli congelati per comodità): l'importante è che il ragù risulti molto asciutto... Farlo raffreddare completamente e poi aggiungere del formaggio (a vostro gradimento) tagliato a cubetti.
Questi due passaggi vanno fatto inevitabilmente il giorno prima, infatti gli arancini vanno preparati con gli ingredienti a freddo.
Preparare un ragù di carne secondo la ricetta tradizionale e pochi minuti prima del termine della cottura aggiungere dei piselli fini (io ho usato quelli congelati per comodità): l'importante è che il ragù risulti molto asciutto... Farlo raffreddare completamente e poi aggiungere del formaggio (a vostro gradimento) tagliato a cubetti.
Questi due passaggi vanno fatto inevitabilmente il giorno prima, infatti gli arancini vanno preparati con gli ingredienti a freddo.
A questo punto si deve comprimere bene il tutto, come fosse una bella "palla di neve": il segreto che mi ha svelato Santina è che durante questa operazione si capisce se l'arancino è stato preparato a dovere: se il riso, infatti, inizia a colorarsi esternamente di rosso abbiamo raggiunto il nostro scopo, se invece rimane bianco vuol dire che non abbiamo assottigliato a sufficienza l'involucro (la bontà degli arancini infatti viene sprigionata dal giusto equilibrio tra il riso ed il ripieno).
A questo punto possiamo procedere alla frittura in abbondante olio di semi (una decina di minuti è sufficiente). Se, invece, abbiamo intenzione di mangiarli in altre occasioni, possiamo metterli in un congelatore, ricordandoci di passarli una seconda volta nel pane grattugiato dopo averli sgelati, così da rinforzarne l'involucro e permettere loro di sostenere la frittura.
Ed eccoli finalmente in tavola, una delizia per gli occhi e per il palato. La faticosa preparazione viene ampiamente ripagata dalla soddisfazione con cui gli arancini vengono letteralmente divorati dai commensali e dal loro gusto eccezionalmente appetitoso. Buon appetito a tutti!
Difficoltà: 8 1/2
Tempo di preparazione: 2 ore (sulla dose indicata lavorando in due)
Voto personale: 9
Non tutti sanno che...
Il vero nome della pietanza è arancina, come viene chiamata nella zona di Palermo. Nelle altre città siciliane (e nel resto d'Italia) viene chiamata arancino. A supporto della tesi del genere femminile vi è l'interpretazione dello storico palermitano Gaetano Basile, che sottolinea come il nome derivi dalla forma sferica e dal colore che la rendono somigliante in tutto e per tutto ad un'arancia (e non all'albero, l'arancio).


















5 commenti:
Che buoni gli arancini!!! Noi una volta li abbiamo fatti...anche se le dimensioni erano leggermente più grandi del normale :-)
Dovremo riprovare!
Ciao,
Aiuolik
Che bello, la prima volta che si entra in una cucina dove non si era mai stati.
Il colore (insolito) dato dalle sfumature di verde è molto bello, aiuta la lettura.
Inutile dire che le "dichiarazioni" scritte nella tua presentazione mi hanno fatto sobbalzare sulla sedia dalla felicicità.
La tradizione: senza quella noi non siamo nulla.
La cucina tradizionale delle famiglie italiane, sono libri di storia, di cultura da conservare e tramandare.
a presto.
li abbiamo appena mangiati io e mia sorella e sono risultati davvero ottimi!!!grazie per la ricetta!!!
Ciao, l'arancino, in Sicilia, di solito se è al ragù, ha forma conica per cui nulla a che vedere con l'arancio o col le arance!
A Palermo lo chiamano "arancina", ma ciò non implica che questo sia il "vero nome della pietanza"!
anche a Messina si chiamano arancine e sono buonissime!! Ve le consiglio di cuore. Buon appetito.
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